SKY CINEMA UNO HD, 21.15: The Place

THE PLACE di Paolo Genovese. Con Valerio Mastandrea, Sabrina Ferilli, Rocco Papaleo, Marco Giallini. Italia, 2017. Drammatico.

Tratto dalla serie The Booth at the End di Christopher Kubasik, The Place ha ricevuto sette nomination ai David di Donatello, tre ai Ciak d’Oro e cinque ai Nastri d’Argento. Al ristorante The Place, un uomo sta seduto sempre allo stesso tavolo, giorno e notte, in compagnia di un libro fitto di appunti. Da lui vanno persone con richieste e desideri, e lui si offre di realizzarli… ma tutto ha un prezzo, che può variare dalle azioni più banali a crimini atroci. Un poliziotto in cerca di una refurtiva smarrita, un cieco che vuole riacquistare la vista, una suora in cerca di Dio, un’anziana che vuole curare il marito dall’Alzheimer, un meccanico che desidera una notte di sesso con una modella, una ragazza che vuole diventare più bella, tutti si recano dall’uomo, più o meno disposti a pagare il suo prezzo.

La serie televisiva statunitense The Booth at the End, trasmessa su FX per due stagioni di dieci episodi ciascuna, ha elementi di indubbio fascino: a metà tra il faustiano e lo psicanalitico, la serie segue, venticinque minuti alla volta, le vicende apparentemente slegate ma profondamente intersecantesi di sconosciuti che hanno in comune solo The Man, il misterioso protagonista di Xander Berkeley, un mercante che richiede baratti piuttosto insoliti per realizzare i desideri più profondi dei propri assistiti. Paolo Genovese e Isabella Aguilar prendono la prima stagione di The Booth e, con qualche minima modifica (la sostituzione del pittore col cieco, per dirne una), la trasformano in The Place, film che mantiene tutto il fascino, il mistero e l’ambiguità dell’opera originale, riuscendo a trasporre le storie dei numerosi protagonisti al cinema con un’impostazione squisitamente e dichiaratamente teatrale. Valerio Mastandrea è l’Uomo, il luciferino protagonista che provoca (annienta?) le coscienze con patti diabolici apparentemente semplici ma terribilmente intricati, una figura moralmente ambigua che mantiene un assoluto mistero sulle proprie origini, la propria natura, le proprie vere motivazioni. Mastandrea guida un cast nutritissimo che valorizza alcuni talenti noti, come una fenomenale Giulia Lazzarini, ma rivela anche alcune sorprese, come Rocco Papaleo o Silvio Muccino, lontani dai ruoli usuali e capaci di stupire con doti recitative notevoli. La scena non si sposta mai dal tavolo in fondo del titolo americano, che diventa una sorta di ufficio a porte aperte dell’Uomo, posto (Place) cui tutti possono accedere, ma uno alla volta, senza incrociarsi mai, senza sapere l’uno dell’esistenza dell’altro, luogo dell’anima prima che fisico, ennesimo rimando a una possibile natura soprannaturale del protagonista che non viene però mai svelata fino in fondo. Genovese manovra l’intreccio in modo che si stringa come una ragnatela attorno agli ignari protagonisti, inconsapevoli attori di un complesso balletto a metà tra la riscoperta della coscienza e il suo totale annullamento, in una serie di prove attoriali che sono splendidi duetti che tengono col fiato sospeso. Rimane un po’ ai margini il personaggio di Sabrina Ferilli, ulteriore mistero di cui non si sentiva il bisogno, che lascia un finale aperto laddove una semplice luce che si spegne avrebbe ottenuto un effetto perfino migliore. The Place rimane comunque un film interessantissimo e particolare, decisamente diverso dal formato usuale, una gara di talenti che tra scrittura e interpretazioni cattura e affascina, in un mosaico intricato ma mai inutilmente complesso che ha il non trascurabile pregio di una notevole intelligenza. Da vedere.

TITOLO ORIGINALE: The Place

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