PARAMOUNT CHANNEL, 23.00: Balla coi Lupi

BALLA COI LUPI di Kevin Costner. Con Kevin Costner, Mary McDonnell, Graham Greene, Rodney A. Grant. USA, 1990. Western.

Tratto dall’omonimo romanzo di Michael Blake, Balla coi Lupi ha vinto cinquantuno premi internazionali, tra cui sette Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Sceneggiatura Non Originale, Migliore Fotografia, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio, Migliore Colonna Sonora Originale), ed ha ricevuto altre trentasette nomination, cinque delle quali sempre agli Oscar (Migliore Attore Protagonista a Costner, Migliore Attore Non Protagonista a Greene, Migliore Attrice Non Protagonista a McDonnell, Migliore Scenografia, Migliori Costumi). 1863: durante la Guerra di Secessione, il tenente John Dunbar, stanco di combattere, tenta il suicidio, ma diventa “accidentalmente” un eroe. In premio, gli viene concesso di scegliere la sua prossima destinazione, e l’uomo sceglie il profondo Ovest, sperando di vedere la frontiera prima della sua sparizione. A Fort Hayes, in Ohio, Dunbar creerà un curioso rapporto coi locali Sioux Lakota.

L’unica cosa più celebrata nella cultura nazionale americana del mito della frontiera, del Far West, è l’altrettanto affascinante mito della sua fine, degli ultimi sprazzi di romanticismo e di assoluta libertà che lasciano il posto a una “civilizzazione” veloce e inarrestabile, che elimina il mistero e riempie il vuoto delle valli e delle praterie. Kevin Costner, razziatore di Oscar alla Academy del 1991, sceglie di approcciarsi al tema con un’opera monumentale, un epitaffio di oltre tre ore (supera le quattro nella versione integrale) basata sul romanzo di Michael Blake, che collabora anche alla sceneggiatura del film. Balla coi Lupi, però, non vuole essere una celebrazione dell’occidentale conquistatore e civilizzatore, quanto un canto in memoria di ciò che nella conquista del West si è perso, e delle occasioni sprecate di creare ponti tra civiltà e popolazioni che hanno poi condotto a una marginalizzazione irrisolvibile e all’estinzione di alcuni popoli. Sullo sfondo di ambientazioni incredibili, per la maggior parte scovate tra le Black Hills del South Dakota, Kostner interpreta John “Balla coi Lupi” Dunbar, un uomo stanco della guerra dell’uomo bianco che trova amicizia, accoglienza e una famiglia tra i Sioux, coi quali divide la terra e l’avventura della frontiera. In maniera piuttosto sorprendente per un film americanissimo, la sceneggiatura di Blake non affronta il tema del dialogo interculturale con i soliti buonismi e facilonerie, e non fa anzi sconti sugli elementi più brutali delle due culture messe a confronto, non tacendo gli assalti ai civili e la collezione di scalpi da parte degli indiani, né ovviamente le brutalità gratuite degli americani nei confronti degli indigeni; lo sforzo per la comprensione e il dialogo esiste a partire dalle differenze inconciliabili, e non nonostante queste, e trova una propria realizzazione nello sforzo congiunto di entrambe le parti, come ben rappresentato nei primi goffi, densi e tenerissimi momenti di dialogo abbozzato tra Dunbar e Uccello Scalciante. Kevin Costner è decisamente più bravo nelle vesti di regista che non in quelle di attore, ma sa circondarsi da comprimari eccezionali, a partire da un bravissimo Graham Greene, figura quasi tragica nel suo essere coscientemente crepuscolare, ma anche splendidamente umana. Sorprende anche l’enorme espressività dei protagonisti animali, dal simpaticissimo cavallo Cisco a, soprattutto, l’iconico lupo Due Calzini, che riescono a ritagliarsi un ruolo pari a quello dei “colleghi” umani. Costner riesce nella non facile impresa di rendere fluido, scorrevole e appassionante un film imponente e chilometrico, sfruttando al meglio la sceneggiatura di Blake e riuscendo a trasmettere nel pubblico lo stesso senso di meraviglia, nostalgia e incanto del protagonista, rappresentando una vita intera, con cadute, rivalse, conflitto, amicizia, amore, scontro, in ore che paiono volare. Il risultato finale è intenso, emozionante, commovente, ricco di sfaccettature, mai banale né facile, con una chiusa affidata al giovane Rodney A. Grant che non può non strappare qualche lacrima. Semplicemente, bello.

TITOLO ORIGINALE: Dances with Wolves

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