AL CINEMA: A voce alta – La forza della parola

A VOCE ALTA – LA FORZA DELLA PAROLA di Stéphane de Freitas, Ladj Ly. Con Bertrand Périer, Eddy Moniot, Leïla Alaouf, Kiss Sainte-Rose. Francia, 2017. Documentario.

Presentato al Festival 2 Valenciennes, A voce alta – La forza della parola ha vinto il Premio degli Studenti al Miglior Documentario. Ogni anno, all’Università Paris-VIII di Saint-Denis, alcuni studenti partecipano al torneo di dialettica organizzato dal programma educativo Eloquentia. Nelle sei settimane prima dell’esibizione finale e dell’assegnazione del premio, ragazze e ragazzi di diverse facoltà frequenteranno un corso mirato a dare loro gli strumenti per potersi esprimere al meglio in un discorso pubblico.

L’area di Saint-Denis è una delle periferie, si potrebbe dire, “difficili” della metropoli parigina, zona decentralizzata che riassume in sé buona parte delle tensioni sociali, delle esclusioni razziali e delle differenze di reddito che pesano sul territorio francese. Tra gli interessi dei ragazzi che, contro ogni previsione, riescono comunque ad arrivare all’università, non è certo scontato annoverare la retorica, la parola nella sua forma più raffinata e complessa, il discorso logico e persuasivo della politica, dei tribunali, delle aule; l’associazione Eloquentia ha voluto comunque scommetterci, vincendo a piene mani col proprio concorso che coinvolge ogni anno decine di studenti dell’Università Paris-VIII. È proprio Stéphane de Freitas, ideatore di Eloquentia, che ha l’idea di dirigere un documentario sul progetto, seguendo passo passo gli studenti nel loro percorso di preparazione e durante il torneo finale, intervallando il tutto con stralci della vita quotidiana di alcuni dei giovani protagonisti per rendere l’idea del contesto sociale di provenienza. Inizialmente trasmesso in televisione nel 2016 come un episodio della trasmissione Infrarouge (medio-brevi documentari che inquadrino la vita dell’attualità francese), A voce alta – La forza della parola è stato poi riadattato per il cinema grazie all’aiuto dell’attore e regista Ladj Ly, portato ad una durata più consona al grande schermo e riproposto su circuito internazionale. La sintesi compiuta da de Freitas e Ly è ammirevole, capace di condensare in un’ora e mezza sei settimane della vita dei ragazzi e delle ragazze di Saint-Denis, cercando di sottolineare, più che le dinamiche del torneo e le modalità di apprendimento, ciò che la parola rappresenta per questi studenti, la sua importanza e il suo potere, la capacità di dare forma e sostanze alle idee, di veicolare messaggi, di creare ponti di confronto, e perfino di agire come arma di difesa per quelli che nella società sono immancabilmente gli ultimi. Che sia attraverso le brillanti battute dell’avvocato Bertrand Périer o nelle circonvoluzioni artistiche del poeta slamer Eudes “Loubaki” Loussalat, le parole si rincorrono, si scoprono, si trasformano, maturando in un discorso e dando a chi le usa chiarezza e autoconsapevolezza, uno straordinario percorso verso la conoscenza di sé che si sviluppa naturalmente, senza forzature né facilonerie. Pur concedendo qualche momento a eccessi di retorica classista (gli studenti della scuola pubblica periferica sono migliori di quelli delle scuole private perché non seguono le regole e sono quindi più creativi) e spiazzando con dibattiti quantomeno discutibili sul significato di libertà di espressione, A voce alta – La forza della parola colpisce e appassiona, regala uno scorcio di vita quotidiana di studenti che si mettono in gioco, desiderano imparare ed esprimersi attraverso ciò che imparano, in una gara di bravura in cui si trova coinvolto anche il pubblico, che fa inevitabilmente il tifo per uno o per l’altro studente. Nonostante la finalità semi-promozionale, il film rimane una buona prova registica, una bella parte di mondo a cui viene data voce, e un buon promemoria per chi tende invece a sottovalutare o addirittura svalutare la parola e la sua forza.

TITOLO ORIGINALE: À voix haute: La force de la parole

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